Oftal Oftal Oftal


Aiutaci ad aiutare




Come? Segnando nell'apposito modulo il codice fiscale dell'associazione


94020940022

Lourdes


Mensile dell'OFTAL

Per iscriverti compila il vaglia postale con: c.c.00253138

Oropa 2012: l’OFTAL siamo tutti noi
foto news

La famiglia oftaliana, alla luce del nostro 80° anniversario, affronta il futuro.
Essere Consiglieri: una scelta personale? Soltanto il risultato delle elezioni? Oppure una Chiamata, una Vocazione? Oggi noi Consiglieri siamo chiamati a riflettere sul nostro ruolo, sul nostro impegno e sulle nostre responsabilità. Siamo chiamati ad “ operare “ insieme per proseguire il cammino tracciato da Mons. Rastelli.


Aperture del Convegno Saluto del Presidente generale


A tutti voi un benvenuto qui al monte di Oropa per questi nostri due giorni. Avete visto che il tema del nostro Convegno ci tocca veramente da vicino, perché è formulato in questo modo: “L’O. F. T. A. L. siamo tutti noi, la famiglia oftaliana alla luce del nostro 80° anniversario affronta insieme il futuro”.
Vuol essere una lettura dell’oggi con le difficoltà certamente presenti; del resto, se non ci fosse la difficoltà o l’imperfezione non saremmo persone, e senza la difficoltà e l’imperfezione non ci sarebbe bisogno della redenzione e quindi di per sé sarebbero inutili Lourdes e i nostri pellegrinaggi.
La ragione della nostra famiglia dell’Oftal nella Chiesa è proprio per rispondere a Cristo Redentore, secondo lo stile del Vangelo di Lourdes, che è un vangelo particolare e che fa al caso nostro: lo dimostra il fatto che noi perseveriamo ad andare a Lourdes. Altri avranno altre strade, ma noi abbiamo individuato questa strada di Lourdes come la più adatta per vivere l’annuncio salvifico portato da Cristo su questa terra. Che poi Iddio ami la nostra natura umana e la nostra natura decaduta lo dimostra il fatto che Dio sceglie di diventare un uomo per portare la sal-
vezza. Ha sposato la nostra umanità nella sua totalità, compreso l’errore ed anche il peccato che accompagna certamente la Chiesa fino all’ultimo giorno e che è anche il peccato che accompagna la famiglia dell’Oftal fino a quando Dio piacerà far esistere la nostra Opera. La Chiesa andrà fino alla fine dei tempi e l’Oftal di per sé può essere soltanto una parentesi storica (come ha avuto un inizio, può avere una fine), ma noi siamo nell’epoca in cui questa esiste e siccome noi ci crediamo e sappiamo che ci fa del bene e fa del bene a tanti altri, soprattutto al mondo della sofferenza, noi vogliamo che questo messaggio, questa esperienza abbia a continuare nel tempo, fin a quando Dio piacerà. E’ molto importante leggere l’oggi alla luce della tradizione per scrivere il domani. Noi ci mettiamo delle scadenze: queste date classiche 75°80°100° ci portano a voler riflettere maggiormente sulla nostra vita attuale in prospettiva del futuro.
Il nostro fondatore era all’avanguardia nel 1930. L’umiltà era il suo stile di vita ma nel 1930 aveva l’auto, usava i filmini per portare il messaggio di Lourdes nelle parrocchie, usava l’aereo, aveva la macchina
fotografica con i suoi vetrini che ancora conserviamo. Insomma, era un pioniere della comunicazione. Non era l’uomo della tradizione in senso minuscolo, ma di una tradizione ferma e noi siamo sempre andati avanti con una tradizione ferma, solida, sicura. Infine, è bene ricordarlo, il nostro Fondatore chiamava l’Oftal Opera e non Associazione in quanto riduttivo.
Gli interventi di apertura del nostro Convegno sono articolati in tre momenti: l’oggi alla luce del passato, di chi c’era; l’oggi alla luce del domani; e poi io che sono nel mezzo, anche come età farò le conclusioni.
Ci mettiamo al lavoro per affrontare il domani, perché siamo chiamati ad interpellanze epocali, per la velocità in cui la storia procede. Per affrontare ciò che ci attende con occhio attento.
Ed ora la parola ad Enzo Defrancisci, il quasi ieri e poi a Pierpaolo Boffi, il domani.





Intervento di Enzo Defrancisci


Forza Ragazzi e Ragazze. Tutti siamo consapevoli che stiamo vivendo un anno Oftaliano di grande importanza: 80° anniversario della fondazione della nostra Associazione e, soprattutto, 100° anniversario del Primo Pellegrinaggio di mons. Rastelli con un malato a Lourdes. Pensiamo a quel giovane prete, non ancora trentenne, che si avventura in un viaggio senza mezzi, senza sussidi tecnici, con un malato, per oltre 1000 chilometri sui treni di cento anni fa... coraggio? audacia? o soltanto una grande fede, una grande speranza, un forte richiamo della Vergine di Lourdes? E oggi noi, con l’Oftal, grazie a quel giovane prete, ci troviamo con ottanta anni di storia alle spalle! 80 anni di Pellegrinaggi con i malati; 600 mila pellegrini malati accompagnati; Dall’esperienza di Lourdes con l’Oftal sono nate e consolidate vocazioni sacerdotali e religiose;
A Lourdes con l’Oftal quante persone hanno trovato o ritrovato la propria fede; Siamo un’Associazione ben presente e ben radicata nelle nostre Diocesi;
Siamo un’opera che gode di una grande stima a Lourdes e non solo, tanto che abbiamo richieste di aggregazione non solo di singole persone ma anche di gruppi;
Siamo, siamo, siamo...; Se volete, siamo belli e siamo bravi!
Ma non è che, in qualche occasione, in un certo modo, non sempre e non dappertutto per fortuna, rischiamo di dimostrare tutti i nostri ottant’anni? Qualcuno potrà dire: “parla per te”. È vero. L’anno prossimo supererò i settanta e mi avvierò inesorabilmente verso gli ottanta!
A parte comunque la mia carta di identità, che non interessa a nessuno, rimane questa brutta sensazione: l’opera di mons. Rastelli, la nostra Oftal, sta invecchiando! E non mi riferisco tanto all’età anagrafica ma al modo di vivere quella che penso sia la nostra vocazione, mi riferisco al modo di proporre i nostri Pellegrinaggi, sempre uguali anno dopo anno, mi riferisco ad un appiattimento nell’accettare arrendendosi con fatalismo a certe situazioni: c’è la crisi, siamo in crisi, i parroci fanno i pullman, le parrucchiere anche, ci sono le compagnie aeree low cost e giù a piangere e a lamentarsi.
E ci dimentichiamo che noi abbiamo un valore aggiunto, una marcia in più che non hanno le parrucchiere o le compagnie low-cost! abbiamo con noi Maria, la Vergine di Lourdes, che ci guida, ci accompagna, ci indica il cammino.
E ci dimentichiamo di quel giovane prete non ancora trentenne che nel 1912 ebbe il coraggio di salire su un treno a vapore con un malato, senza cuccette e senza vagone ristorante, per rispondere all’invito di Maria: “voglio che qui si venga!”.
E allora? Allora abbiamo bisogno di più freschezza, di più entusiasmo, di coraggio, di voglia di fare, di voglia di vivere la nostra Associazione, di vivere i nostri Pellegrinaggi, di vivere con i Malati che la Vergine ha messo sulla nostra strada, che ci ha fatto incontrare. Questo 2012 è un anno importante e può, anzi, deve diventare decisivo per noi, per il nostro futuro. Questo 2012, nel ricordo di 80 anni e di 100 anni di impegno, deve segnare veramente una svolta.
Non parlo di rottamare, no! Per più motivi: perché il primo da rottamare dovrei essere io e mi dispiacerebbe finire nel ferrovecchio, poi non sono sindaco di città d’arte, poi ancora perché credo che invece di rottamare è meglio traghettare e farlo insieme. Non so se è il caso o se è l’ennesima dimostrazione di quanto la Vergine Maria vuol bene alla nostra Opera e quindi a ciascuno di noi.
E risottolineo: quanto la Vergine Maria ci vuole bene! Proprio in questi giorni è giunta notizia dal Vescovo di Lourdes di una guarigione inspiegabile per i medici avvenuta a Lourdes nel 1965 con il nostro Pellegrinaggio della Diocesi di Tortona. E se non è un buon motivo questo...
Non solo: in questo 2012 è entrato in carica il nuovo Comitato di Presidenza della Sede Centrale e sono entrati in carica diversi Consigli Diocesani appena rinnovati.
Sia il Comitato di Presidenza che i Consigli Diocesani rinnovati sono stati ringiovaniti come non mai nella storia dell’Oftal! Cosa vuol dire questo? Vuol dire che si sta chiudendo un’epoca, l’epoca della generazione della quale anch’io faccio parte, vuol dire che persone che hanno dato tanto, tantissimo, alla nostra Opera, persone cui deve andare un grazie grande come una casa (mi verrebbe quasi voglia di fare dei nomi... mi sfilano davanti agli occhi volti di amici veri, di amici cari...) persone che l’Oftal non deve dimenticare come spesso purtroppo accade nella Chiesa, persone dicevo della mia età e oltre, hanno passato il testimone.
E vuol dire che anche questa è una grande novità di questo 2012: ben nove o dieci presidenti delle nostre sezioni diocesane hanno tra i 40 e i 50 anni e anche nel Comitato di Presidenza l’età media si è notevolmente e finalmente abbassata.
E se questo è una grande novità deve anche diventare la grande sfida per il futuro! Mi verrebbe voglia di dire e lo dico: Forza ragazze e ragazzi! Prendete in mano la nostra opera! Portate idee nuove, proposte nuove adattate ai nostri tempi quanto è stato fatto, attualizzate quanto di bello e di buono abbiamo costruito insieme, facciamo conoscere la nostra Oftal ai malati, agli anziani, ai tribolati!
Forza ragazzi e ragazze! Forza! Ristudiate la vita del nostro fondatore, ristudiate e fate vostre e vivete le sue idee, le sue esperienze, il suo modo di essere, diffondetele, fatele conoscere, siate portatori nella vostra vita di quel suo grande messaggio di speranza. Ristudiate, ristudiamo insieme, mons. Rastelli. Mons. Rastelli era:
Uomo di preghiera; Amava, amava, amava... amava soprattutto i malati, in particolare quelli poveri; Era un uomo, un sacerdote moderno; Era un uomo coraggioso; Era un uomo instancabile; Era un uomo fantasioso; Era soprattutto (è scritto sulla sua tomba) L’APOSTOLO DELL’IMMACOLATA. Potrei aggiungere altre caratteristiche e dare spiegazioni ma, credete, è bello scoprire come mons. Rastelli è vissuto, come ha risposto alla chiamata della Vergine, come ha costruito la sua, la nostra Opera. Ecco dove dovete attingere, dove dobbiamo attingere: dalla sua vita, dalle sue opere, da quello che ci ha lasciato come “eredità”. A questo punto credo inizi la parte più importante del mio intervento e vi pregherei di evitare le battute perché so bene di parlare per voi e non per me. Ho sempre creduto che le ultime parole del nostro fondatore fossero state un po’ enfatizzate passando di bocca in bocca e perdendosi anche nel tempo – allora, pur essere sicuro, sono andato ad informarmi da che le aveva ascoltate, da don Guido Mazza, all’epoca vice parroco di Trino e che aveva assistito fino alla fine mons. Rastelli – mi ha confermato che le parole sono proprio quelle: “La santità è tutto” queste sono state le sue ultime parole, questa è la sua eredità per la sua opera e per tutti noi. E allora ancora una volta chiedo a don Paolo di avviare le procedure per la causa di beatificazione perché mons. Rastelli è santo e quindi anche la sua opera, la nostra Oftal deve essere Santa! Forza ragazze e ragazzi! Andando a casa, domani sera, piantiamola di piangerci addosso perché ci sono i Parroci con i pullman, le parrucchiere, la crisi e magari qualcuno riesce a piangere per altre cose, rimbocchiamoci le maniche! “Andiamo a dire” è dovere di tutti: di ragazzi, di vecchi, di sani, di malati, di tutti. E se siamo vecchi (come lo sono io), se siamo malti, se non abbiamo più forze, abbiamo un dovere ancora più impegnativo, uno strumento formidabile: la preghiera. Possiamo, anzi, dobbiamo pregare, pregare, pregare perché la Madonna, la Vergine di Lourdes sia sempre vicina alla nostra Associazione. L’Oftal è un’opera bella, grande, ringraziamo il nostro Fondatore e preghiamolo tutti perché rimanga sempre la “sua opera” come l’aveva pensata e l’aveva vissuta, fedele alla Chiesa, fedele ai Vescovi, fedele al Papa, quella dei Pellegrinaggi, quella dei Pellegrinaggi a Lourdes, dei Pellegrinaggi con i Malati. Questa è l’Opera di mons. Rastelli, questa è la nostra Opera, questa è l’Oftal. Forza Ragazze e ragazzi, grazie mons. Rastelli, viva l’Oftal.




Intervento di Pierpaolo Boffi


Quando pochi giorni fa don Paolo mi ha comunicato che avrei dovuto parlare oggi, mi sono domandato perchè stesse chiedendo di intervenire proprio a me, intervenire in particolare in un convegno in cui si vuole riflettere sulla percezione che abbiamo noi dell’OFTAL, su che cosa possiamo fare come consiglieri per questa Associazione e per il suo futuro.
Una possibile risposta l’ho trovata nell’esperienza che io, insieme a tanti di voi seduti oggi qui in platea, ho vissuto in questi ultimi anni, nel tentativo di organizzare tutta una serie di iniziative per i nostri giovani e per gli nostri ammalati in una logica di famiglia, di Associazione, non di singola sezione. E penso che proprio questa esperienza valga la pena di essere raccontata. Mi scuso se nel mio discorso non parlerò di fede, di preghiera, di Dio... non sono io la persona più adatta per affrontare questi argomenti.
Dopo il Convegno Giovani di Genova, credo fosse il 2004, un gruppo di persone provenienti da diverse sezioni dell’OFTAL hanno cominciato a trovarsi spontaneamente a Trino, il sabato mattina, a volte con don Franco, a volte senza, con lo scopo di condividere le proprie esperienze per organizzare insieme qualcosa per i giovani e per i malati. Ripeto che questi incontri avvenivano spontaneamente, noi partecipanti non eravamo eletti da qualcuno, non facevamo parte di commissioni o di comitati...
Tra le varie iniziative organizzate ricordo il pellegrinag-
gio a Lourdes per l’apertura del Giubileo, il viaggio a Nevers... e in ultimo il torneo di calcio dello scorso anno. A prescindere dagli esiti di quegli incontri, l’aspetto bello ed esaltante di quella esperienza è rappresentato dal fatto che ci fosse una base di persone motivate che lavorava insieme, collaborava mettendo a disposizione le proprie capacità, non in una logica di sezione, ma per il bene dei “nostri” ammalati e dei “nostri” ragazzi e quindi per il bene di tutta l’Associazione.
Tutti noi eravamo sicuramente già fortemente impegnati nelle mille attività messe in piedi nelle nostre sezioni, ma in quel momento cercavamo di costruire qual-
cosa per il bene dell’OFTAL. Vi sto raccontando di questa esperienza perché forse rappresenta con chiarezza lo slogan scelto per queste giornate a Oropa: “L’OFTAL siamo tutti noi”. In quegli incontri l’Associazione non era qualcosa fuori da noi, ma noi eravamo l’OFTAL, tutti chiamati a partecipare alla sua organizzazione, tutti chiamati a costruire il nostro cammino associativo. Mi fa piacere che dopo un po’ di anni, molte di quelle persone facciano ormai parte dei Consigli diocesani oppure ricoprano addirittura il ruolo di presidente... non perchè creda che fosse necessario un cambio generazionale, ne’ per l’importanza di una carica. Ma alla guida dell’OFTAL ci sono oggi persone che si conoscono, si stimano, persone che hanno lavorato insieme e che possono ora prendersi per mano e portare avanti l’Associazione verso il suo futuro in un clima di collaborazione e comunione. Oggi sono io sul palco a parlarvi, ma avrebbe potuto esserci qui ugualmente Stefano, Giuseppe, Vittorio, Salvina, Giampaolo, Alessandro, Marta, Matteo, Flora, Gabriele... ugualmente ognuno di loro vi avrebbe espresso tutto l’entusiasmo messo in questi anni per i nostri malati e per i nostri giovani. In questi giorni qui a Oropa ci viene chiesto di meditare sul nostro ruolo di consiglieri, sul nostro impegno e sulle sfide che ci riserva il futuro. Nell’introduzione ai temi di discussione dei quattro gruppi di studio c’è una frase, in cui credo molto: “Siamo chiamati ad ‘operare’ insieme per proseguire il cammino tracciato da Mons. Rastelli”. “Siamo chiamati...” identifica subito che il nostro essere consiglieri è davvero una chiamata, una vocazione. “...ad ‘operare’ insieme...” Don Paolo durante l’ultimo Forum dei Presidenti ci ha detto che l’OFTAL non è un’Associazione, ma più correttamente è un’ opera, come Mons. Rastelli l’ha concepita. Che bella la parola ‘opera’... sa di qualcosa di concreto... fare e pregare per costruire qualcosa tutti insieme, non in una logica di sezione, ma per il bene della nostra famiglia oftaliana. “... per proseguire il cammino tracciato da Mons. Rastel-
li”. Il nostro fondatore ci ha lasciato un mandato preciso: portare a Lourdes gli ammalati, gli ammalati più bisognosi, più sofferenti, più disagiati economicamente, quelli che nessuno vuole.
Il nostro cammino è quindi già chiaramente tracciato, il nostro futuro non è nebuloso o incerto, noi dobbiamo fare ciò che mons. Rastelli ci ha indicato. Mi viene in mente una sua frase, che in poche parole esprime tutta la sua carica e il suo carattere: “Tu hai il dovere di andare, non quello di tornare indietro”. Queste parole sono un monito per tutti gli oftaliani e in particolare per noi consiglieri riuniti oggi qui, per rimboccarci le maniche e proseguire davvero per il bene dei nostri ammalati, ricordando a testa alta il nostro nome, che parola per parola riassume precisamente ciò che noi siamo: un’opera federativa per il trasporto degli ammalati a Lourdes.






Intervento di mons. Paolo Angelino


Cercherò di fare una piccola sintesi soprattutto per quella che è stata l’esperienza di vita di mons. Rastelli. Tante volte mi domando chi sarebbe stato mons. Rastelli se non ci fosse stato quel treno che gli ha cambiato la vita. Ci viene da dire: ci vuole un treno per cambiare la vita! Senza quel treno sarebbe stato un semplice prete di parrocchia vice-parroco a Trino. Quel treno gli ha cambiato la vita e quindi son portato a leggere questo fatto come un energico intervento di Dio nella sua vita simile all’intervento energico subito da dall’apostolo Paolo quando sulla via di Damasco andava ad arrestare i cristiani e viene sbalzato
da cavallo. Così come mons. Rastelli è stato sbalzato dalla massicciata dal treno che da Borgovercelli andava a Vercelli.
Il vero treno per mons. Rastelli sarà Lourdes e il suo ministero sarà vissuto alla luce di Lourdes per tutta la vita.
Cosa ha conosciuto mons. Rastelli e cosa ha trasmesso e cosa vuol trasmettere a noi?
Il nostro Fondatore ha conosciuto la roccia di Massabielle e nella roccia ha conosciuto Cristo, perché la roccia di Lourdes richiama ciò che dice la Sacra scrittura: “La pietra scartata dal costruttore è diventata testata d’angolo”.
La roccia di Massabielle era la roccia scartata, perché era il ricovero dei maiali, era l’immondezzaio di Lourdes. Ma noi sappiamo che la roccia scartata è Cristo Signore. Del resto, anche il luogo dove Cristo muore, il Calvario, quello spuntone che fuoriesce, è rimasto così, perché gli scavatori giudicano quella roccia non buona: era una roccia cattiva la roccia del Calvario e viene abbandonata. Gli scavatori andranno a scavare più in basso dove la roccia è buona. Quando si scende nella Basilica del santo Sepolcro e si scende dove hanno trovato la Santa Croce, lì era una roccia buona, ci sono ancora tutti i segni della roccia strappata dell’epoca di Cristo ed anche prima. Ma il Calvario no, non era roccia buona, ma là su quella roccia non buona su quella pietra scartata là c’è la salvezza di Cristo Signore. Questo mons. Rastelli lo trova a Lourdes, la roccia rifiutata è nostro Signore.
Mons. Rastelli ha portato in quel luogo i rifiutati, i più bisognosi. Tanto è che nella sua esperienza sacerdotale, quando si staccherà dalla grande Associazione che tutti noi conosciamo anche in un modo molto sofferto e che gli costò quasi la sospensione “a divinis” (venne aiutato solo dall’intervento del Cardinal Luigi Sincero, nativo di Trino), cosa dirà mons. Rastelli che ha bene in mente la roccia di Massabielle? Dirà: “Tenetevi tutto, lasciatemi solo i poveri malati” e comincia la sua vicenda nel 1932, una vicenda diversa dalla precedente esperienza.
Per tutta la sua esistenza il nostro Fondatore ha voluto rendere partecipi dell’esperienza di Lourdes tantissime persone, in particolare gli ammalati e i sofferenti. Se poi andiamo alla nascita delle nostre Sezioni vediamo che ha coinvolto chiunque nella sua esperienza compreso chi ha trovato in treno o, casualmente, sulla banchina delle stazioni. Aveva questo carisma: individuare le persone e coinvolgere come ancor oggi continua a coinvolgere molte persone, perché attraverso di noi, continua a comunicare la sua esperienza spirituale.
Il treno delle vicende Oftal va da quel famoso treno di mons. Rastelli che lo butta in alto e lo manda all’ospedale fino ai treni di oggi e a tutti mezzi di comunicazione che rendono possibile l’andare a Lourdes.
Qual è il fine, la missione della nostra Opera? Portare i poveri a Lourdes e quando diciamo poveri non intendiamo poveri solo perché non hanno denaro, ma intendiamo la povertà delle Beatitudi-
ni: “Beati i Poveri di Spirito” cioè coloro che non hanno nessun’altra speranza se non la confidenza e l’aiuto di Dio che arriva in modi molteplici e diversi.
Noi crediamo nell’esperienza spirituale di mons. Rastelli, quell’esperienza spirituale che è diventata la nostra esperienza e che vogliamo donare agli altri, a quanti più possiamo.
Perché sappiamo che il pellegrinaggio a Lourdes è nient’altro che l’Esodo dalla schiavitù alla terra promessa. Del resto il percorso di Lourdes con le vicende delle Apparizioni è nient’altro che l’Esodo. Bernadette, fisicamente, parte da casa e si sposta verso quel luogo; i
segni che ella compie sono i segni dell’Esodo compreso l’ultimo segno delle apparizioni che noi spesso ignoriamo e che è preludio alla Pasqua, la Pasqua ebraica. L’ultimo gesto che viene compiuto nella cena della Pasqua ebraica è il mangiare le erbe amare e Bernadette mangerà erbe amare e questo sarà il preludio della Pasqua che l’attende nella rivelazione dell’identità di colei che appare alla Grotta. Questo cammino d’esodo che è cammino quaresimale e cammino di conversione, noi lo vogliamo vivere in prima persona, con tanti altri, nella semplicità di Lourdes. Di bello c’è questo: Lourdes non è una gnosi, una conoscenza per pochi dove occorre l’apprendimento di determinati vocaboli o un’iniziazione come potrebbe essere in altri gruppi; Lourdes è di una semplicità estrema.
Bernadette cosa sapeva fare? Sapeva recitare il Rosario e la Madonna cosa fa? Recita il Rosario accanto a Bernadette. E’ lo stile del Vangelo. “Insegnaci a pregare” domandano gli apostoli a Gesù. Gesù insegna un metodo? No. Si mette accanto agli apostoli secondo le capacità che avevano loro e parla con le loro parole. La Madonna a Lourdes parla con le parole di Bernadette. Che cosa fa Bernadette? Dà dello spazio alla Vergine e a Dio: la preghiera cristiana è dare dello spazio a Dio secondo le nostre capacità.
Noi vogliamo che questo cammino possa toccare tante altre persone. Ecco perché, nei gruppi di studio con l’aiuto di Dio e della Vergine Maria, si potranno individuare quelle strategie o indicazioni preziose perché anche noi possiamo offrire agli altri l’esperienza religiosa, spirituale che ha cambiato la vita di quel sacerdote, mons. Rastelli, che ha fatto di Lourdes l’unico senso della sua vita e del messaggio di Lourdes la sua vita di sacerdote.
E noi desideriamo che sia anche la nostra.


Grazie




Intervento conclusivo del Presidente generale mons. Paolo Angelino


Avrei individuato alcuni punti emersi dai quattro gruppi che secondo me dovrebbero essere interiorizzati e da tener presente in ciò che è il nostro cammino, non solo di pellegrinaggio a Lourdes, ma anche quando siamo a casa.
Prima di tutto vivere Lourdes quando siamo a casa, proprio perché il pellegrinaggio è cammino e non è curiosità, come potrebbe essere il turismo religioso, che non è da condannare, perché potrebbe essere l’avvicinamento al pellegrinaggio. L’Oftal fa pellegrinaggio, ma l’agenzia che promuove anche il turismo religioso, essendo della famiglia nostra, può aiutare il passaggio dal turismo religioso al pellegrinaggio.
Lourdes è vocazione testimoniale: “vai a dire”, e noi siamo chiamati ad essere annunciatori, perché il nostro Fondatore ha fatto di questo il senso della sua vita cristiana e sacerdotale e la comunica a noi perché facciamo altrettanto. Ecco, perché abbiamo la necessità di approfondire il messaggio di Lourdes, che è semplicissimo; è come il Vangelo e la Sacra Scrittura. Ma non si arriva mai a sviscerarlo completamente. Più lo si penetra e più c’è qualcosa di nuovo che si affaccia, non soltanto nelle parole ma anche nei luoghi geografici, negli atteggiamenti e nei movimenti di Bernadette e anche di coloro che si sono
messi nella scia di Bernadette. Bernadette continua in coloro che pellegrinano a Lourdes. Non è una storia passata e finita: Bernadette vive oggi, Maria a Lourdes è presente oggi, perché noi quando recitiamo il santo Rosario alla Grotta di Lourdes, lo facciamo con Maria che è presente come lo era con Bernadette e fa scorrere gli stessi grani del santo Rosario con noi.
Siamo tutti consapevoli che la comunicazione va curata, com’era nell’intenzione di mons. Rastelli. Noi siamo forse un po’ indietro, io per primo, ma capisco che la comunicazione va curata e in questo i ragazzi giovani sono decisamente più in gamba di me perché è un mondo loro consono. È bene che ogni pellegrinaggio, quest’anno, destini un momento ad hoc per fare memoria del nostro Fondatore e questo può diventare momento di comunicazione e anche di sostegno per introdurre la causa di beatificazione di mons. Rastelli.
Ho notato che è un desiderio comune dell’Associazione, per cui, per me diventa anche un dovere. Intenderei interpellare, quanto prima, Suor Vanda Maria delle suore di Santa Giovanna Antida che è stata la postulatrice della causa di beatificazione di suor Enrichetta Alfieri, suora di carità di Santa Giovanna Antida, cugina di mons. Rastelli, miracolata in seguito ad un pellegrinaggio a Lourdes con mons. Rastelli. Lei scrisse nelle memorie biografiche di quella che fu la parentesi del pellegrinaggio a Lourdes con suo cugino sacerdote. Il miracolo avverrà a Vercelli, al ritorno del pellegrinaggio, quando suor Enrichetta era ormai in fin di vita. Il miracolo verrà riconosciuto dall’Arcivescovo di allora Mons. Gamberoni e quanto avvenuto provocherà il trasferimento della Suora da Vercelli al carcere di San Vittore, dove vivrà le sue virtù eroiche, rischiando la vita, nella totale dedizione verso tutti. Suor Vanda Maria, conosce alla perfezione il nostro archivio in quanto è venuta a Trino a cercare i documenti legati a Suor Enrichetta e conosce bene anche la figura del nostro Fondatore.Mi incoraggia anche la testimonianza della superiora generale delle suore di Nevers ai tempi della morte di mons. Rastelli. Scrive a Trino, dopo aver appreso della morte del nostro Fondatore e dice: “La comunità andrà subito a pregare presso Bernadette, ma siamo più portate non tanto a pregare per mons. Rastelli quanto a pregare il santo mons. Rastelli”.
Sapete che bisogna prendere un postulatore e penso che questa postulatrice potrebbe essere, se lo accetta, quella che ci potrebbe aiutare a portare avanti la causa. I segni ci sono poiché mons. Rastelli muore nel 1960, ma nel 1965 le spoglie mortali vengono traslate dal cimitero di Trino alla chiesa parrocchiale dove tutt’ora riposa. Anche questo è un segno del sì.
E poi, c’è un’esperienza mia, che ho meditato nel tempo. Nel 1980 diventa Parroco di Trino, mentre io ero viceparroco, don Guido Mazza che
visse il nostro Fondatore. C’è crisi, è vero, ma son convinto che se ci mettiamo d’impegno noi voi possiamo portare in Pellegrinaggio molti più pellegrini che non lo scorso anno.
Gli altri diminuiscono, noi aumentiamo. Ne sono convinto e se noi abbiamo questa convinzione quando andiamo a casa, noi aumentiamo. Dicevo che le nostre difficoltà, a confronto di quelle di mons. Rastelli, sono nulla. Si è trovato di fronte alla IIa guerra mondiale e, probabilmente, fossimo stati noi avremmo detto: “è la fine, cade tutto”. A mons. Rastelli questo non è venuto in mente. Ha riflettuto e ha pensato e trovato Oropa. Guerra non voleva dire solo non poter raggiungere la Francia, ma chissà quanti barellieri sono stati chiamati al fronte o richiamati; eppure se guardiamo le foto dei pellegrinaggi all’epoca della guerra, vediamo Oropa invasa dall’Oftal. E’ bella la vicenda della scelta: lui parte da Trino in macchina, viene a Biella, convince Mons. Rossi, Vescovo diocesano, a seguirlo. Salgono, insieme perlustrano, e capiscono che Oropa è adatta. Oropa diventa Lourdes e questo fino al termine della guerra.Appena può mons. Rastelli ritorna in Francia, tanto è che l’Oftal è la prima organizzazione italiana che ritorna a Lourdes, dopo la guerra, nell’agosto del 1947 ed è il motivo per il quale noi siamo presenti durante il nazionale francese, quando delle altre organizzazioni nessuna è là se non in piccoli gruppi. Un privilegio legato a quello storico Pellegrinaggio del 12 – 18 agosto 1947. Direi che tutte queste cose sono importanti e devono davvero diventare la spina dorsale di questo nuovo anno che ci attende. Vi ringrazio
raccolse l’11 ottobre 1960, le ultime parole del nostro Fondatore. Parole che devono essere il vero ideale della nostra Associazione: “La santità è tutto!”. Rileggendo tutte queste vicende, probabilmente, è giunta l’ora, se Dio vorrà, di portare mons. Rastelli alla gloria degli altari, perché l’Oftal è una realtà vivente e la sua presenza con la sua opera continua.
L’Oftal è viva, e mons. Rastelli continua a parlare alle nuove generazioni. Infine, non possiamo nasconderci che le difficoltà ci sono, ma sono una bazzecola al confronto di ciò che visse il nostro Fondatore. C’è crisi, è vero, ma son convinto che se ci mettiamo d’impegno noi voi possiamo portare in Pellegrinaggio molti più pellegrini che non lo scorso anno.
Gli altri diminuiscono, noi aumentiamo. Ne sono convinto e se noi abbiamo questa convinzione quando andiamo a casa, noi aumentiamo. Dicevo che le nostre difficoltà, a confronto di quelle di mons. Rastelli, sono nulla. Si è trovato di fronte alla IIa guerra mondiale e, probabilmente, fossimo stati noi avremmo detto: “è la fine, cade tutto”. A mons. Rastelli questo non è venuto in mente. Ha riflettuto e ha pensato e trovato Oropa. Guerra non voleva dire solo non poter raggiungere la Francia, ma chissà quanti barellieri sono stati chiamati al fronte o richiamati; eppure se guardiamo le foto dei pellegrinaggi all’epoca della guerra, vediamo Oropa invasa dall’Oftal. E’ bella la vicenda della scelta: lui parte da Trino in macchina, viene a Biella, convince Mons. Rossi, Vescovo diocesano, a seguirlo. Salgono, insieme perlustrano, e capiscono che Oropa è adatta. Oropa diventa Lourdes e questo fino al termine della guerra.Appena può mons. Rastelli ritorna in Francia, tanto è che l’Oftal è la prima organizzazione italiana che ritorna a Lourdes, dopo la guerra, nell’agosto del 1947 ed è il motivo per il quale noi siamo presenti durante il nazionale francese, quando delle altre organizzazioni nessuna è là se non in piccoli gruppi. Un privilegio legato a quello storico Pellegrinaggio del 12 – 18 agosto 1947. Direi che tutte queste cose sono importanti e devono davvero diventare la spina dorsale di questo nuovo anno che ci attende.

Vi ringrazio

firma_don_paolo