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INSEGNARE AGLI IGNORANTI
foto news

Ascoltiamo le parole del nostro Assistente Generale

San Giovanni Bosco amava dire che la prima forma di carità era togliere le persone dall’ignoranza. Ignorare dal latino “gnarus”: ignorante è colui che non conosce, non sa. La parola insegnare viene da “signare” e cioè lasciare il segno e “in” è la particella che sta a significare dentro perciò insegnare vuol dire lasciare un segno dentro. Insegnare agli ignoranti perciò non significa che mi ritenga superiore agli altri. Si tratta piuttosto di aprire gli occhi a chi non ha visto qualcosa.
Personalmente ho sempre sostenuto che la vera causa delle povertà terzomondiali e non solo sono dovute soprattutto all’ ignoranza, all’analfabetismo, alla non conoscenza. Quindi è una questione culturale, a mio avviso. Qualcuno ebbe a dire che il vero flagello dell’ umanità è l’ignoranza. Penso che non abbia tutti i torti considerate le circostanze storico-sociali che stiamo vivendo. Si preferiscono innalzare muri piuttosto di incontrarsi, dialogare, conoscere e capirsi.
In base a tutto ciò possiamo anche dire che il compito dell'insegnante a scuola è un'opera di misericordia. Vorrebbe aprire gli occhi agli allievi e alle allieve che non sanno. Uno dei significati cha amo di più del temine educare è quello di “portare alla luce”. Richiamare alla mente, ma perché vedano di più, perché vedano meglio. Poi si riscopre la notevole importanza della parola. Le parole sono come chiavi che aprono gli occhi. Le parole non trasmettono soltanto il sapere in una determinata materia ma toccano l'essere umano, il suo cuore. Fondamentale però è insegnare mediante il proprio esempio, che dimostra che in chi insegna la persona e le parole coincidono. Famosissimo è il detto del Beato Papa Paolo VI: “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. Con la sua persona dimostra per quali valori garantisce e che cosa rende umano l'uomo. Come una levatrice aiuta la nascita di un nuovo essere umano, così l'insegnante, con le sue domande, contribuisce al fatto che l'allievo veda il mondo con occhi nuovi e in tal modo sia rinnovato interiormente.
Sul piano della fede San Paolo ci illumina: “ Ma come potranno invocare il Signore, se non hanno creduto? E come potranno credere in lui, se non ne hanno sentito parlare? E come ne sentiranno parlare, se nessuno lo annunzia? E chi lo annunzierà, se nessuno è inviato a questo scopo? Come dice la Bibbia: Che gioia quando arrivano quelli che portano buone notizie!” (Romani10,14-15). L'opera di misericordia spirituale che richiama il dramma dell’ignoranza nelle cose riguardanti la fede, purtroppo, tocca una forte percentuale delle persone del nostro tempo. Già San Girolamo denunciava questo fatto: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”. Poi c’è l’indifferenza che non è solo matrigna dell’ignoranza ma come ho sentito dire, e condivido, è un vero peccato mortale.
Don Milani aveva adottato il motto amaricano “I care” cioè “Mi interessa, mi sta a cuore, mi importa”. Oggi possiamo contare su sostegni diversi come i mezzi di comunicazione di massa che hanno allargato gli orizzonti al mondo intero. Occorre rischiare e osare strade non consuete. Un esempio è rappresentato da don Milani che dal gioco del pallone, il ping pong e il circolo ricreativo presto organizzò una scuola serale per giovani operai e contadini. Per lui prete la scuola era il mezzo per colmare quel fossato culturale che gli impediva di essere capito dal suo popolo quando predicava il Vangelo; lo strumento per dare la parola ai poveri perché diventassero più liberi e più eguali e consapevoli dei problemi del popolo.
L’atteggiamento di misericordia è caratterizzato dalla percezione che l’altro ha bisogno, dall’impegno ad aiutarlo, e il “consiglio” è questo. Non si tratta solo di “consigliare i dubbiosi”, ma anche di “insegnare agli ignoranti”. Dice l’evangelista che Gesù si commosse di fronte alle folle “perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose” facendo opera di misericordia. "Capisci quello che stai leggendo?” (At 8,30), chiede Filippo al funzionario etiope che sta leggendo un passo del profeta Isaia. E quegli risponde: "E come potrei se nessuno mi istruisce?” (mi guida) (At 8,31). Questo dialogo mostra la necessità di un’istruzione per entrare nella conoscenza della Scrittura. Indubbiamente posso dare all'altro parole di vita soltanto se io stesso le ho provate, se quelle parole hanno donato vita proprio a me. Donare ad altri quelle parole è un'opera di misericordia. Dunque, lo sguardo di Dio è quello che deve portarci a vedere il prossimo come lo vede Cristo cioè guardare gli altri nella prospettiva di Gesù Cristo.
Concludiamo con le parole di Benedetto XVI tratte dalla “Deus caritas est”: «Il suo amico è mio amico. Al di là dell´ apparenza esteriore dell´altro scorgo la sua interiore attesa di un gesto di amore, di attenzione […]. Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all´altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno. […] Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, a mostrargli amore, mi rende sensibile anche di fronte a Dio. Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come Egli mi ama». Se ci pensiamo bene abbiamo molte occasioni per essere di aiuto agli altri nel superamento della totale ignoranza: pensate alle domande che spesso ci vengono rivolte durante i pellegrinaggi: non siamo pigri nel sapere perché siamo chiamati a essere missionari della Parola e della Verità.
Felicità e grazia!
Buon Pellegrinaggio.
Don Piero.
IMPEGNO Recuperiamo quanto ci siamo dimenticati circa le verità fondamentali della nostra fede.