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Lourdes


Mensile dell'OFTAL

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Senza l’attenzione dei potenti del mondo
foto news

I nostri fratelli cristiani perseguitati ed espulsi dalle loro case e dai loro paesi nella piana di Ninive, in Iraq, non suscitando più di tanto, in verità, l’attenzione dei potenti del mondo

Le notizie, con le relative immagini, ci hanno certamente
esposto la situazione dei nostri fratelli  cristiani perseguitati ed espulsi dalle loro
case e dai loro paesi nella piana di Ninive, in Iraq, non suscitando più di
tanto, in verità, l’attenzione dei potenti del mondo. Questa è la zona da dove,
secondo la Bibbia,
partì Abramo verso la terra di Canaan, rispondendo all’invito di Dio e
cominciando così la storia della salvezza che vede, in Abramo il nostro padre
della fede e che conduce, attraverso le vicende narrate nel Testo Sacro, fino a
Cristo Salvatore.



Ma, ora, voglio condividere con voi l’esperienza che mi è
toccata in Giordania in questi ultimi giorni. Con il gruppo con cui mi trovavo
ci siamo recati, di buon mattino, a celebrare la santa Messa in una Parrocchia
di Amman del Patriarcato Latino di Terra Santa, gentilmente e fraternamente
accolti dal Parroco padre Hanna (Giovanni).



Nella piccola Chiesa abbiamo notato un gruppo di fedeli
presenti alla celebrazione e, al termine di questa, il parroco ce li ha
presentati: erano cristiani Iracheni perseguitati e cacciati dai loro paesi.
Queste famiglie hanno cominciato  a raccontare la loro tristissima
vicenda, le donne piangevano, ma con grande dignità. Cacciati dalle loro case,
senza poter prendere nulla con sé al di fuori degli abiti che indossavano,
nemmeno hanno potuto usare le loro auto che sono state confiscate come le loro
abitazioni, così anche è stato per i loro risparmi nelle banche. La loro città,
vicino a Mosul, contava sessantamila cristiani cioè la maggioranza degli
abitanti divisi in dieci parrocchie, sono stati tutti cacciati perché cristiani
e sulle loro case e stata messa la scritta: Nazir, cioè discepoli del Nazareno.
Dapprima sono entrati nelle zone controllate dai Curdi e poi, tra varie
peripezie, accolti dalle comunità cristiane di Giordania. Qui vengono assistiti
dalla Caritas locale, abitano in containers posti nella proprietà parrocchiale
e messi a loro disposizione, ma pensiamo al calore che ci sarà nella prossima
estate. Invitati dal parroco hanno pregato con noi il Padre nostro e l’Ave
Maria recitati in aramaico, la loro lingua, che è la stessa parlata da Gesù.



Ebbene, al momento della preghiera, oltre alla fede che
traspariva nei loro volti e negli atteggiamenti, si vedeva come un sollievo che
faceva percepire quella felicità che appartiene non a questo mondo, ma all’altro,
quello promesso dalla Santa Vergine che, penso, Ella dona, in questi momenti, a
questi nostri poveri fratelli quale unico e sicuro conforto. Quando hanno
saputo, dal Parroco che traduceva le mie parole, che sono un  prete che
per lungo tempo rimane a Lourdes, tra grande commozione mi hanno domandato di
pregare la Madonna
per loro. Io li ho rassicurati che li avrei ricordati e avrei fatto pregare gli
ammalati e gli oftaliani.



Noi sappiamo che la Madonna può molto. Noi pregheremo perché possano
tornare nella loro terra anche se, al momento, ciò sembra essere impossibile.



Tutto ciò fa parte della sofferenza di cui l’Oftal deve
farsi carico.



Che cosa possiamo fare? Innanzitutto pregare Maria aiuto dei
cristiani e consolatrice degli afflitti, ma anche dimostrare fattivamente la
nostra carità, lo possiamo fare ne abbiamo i mezzi e la libertà.