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Lourdes


Mensile dell'OFTAL

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IL CENOBIO, LA STRAFA, IL MONTE
foto news

O quanto è beato, o Beata Vergine, colui sul quale si posano i tuoi occhi

Sovente mi ritorna, nella mente e nel cuore, questo scritto che campeggia sulla porta della basilica antica di Oropa: “O quam beatus, o Beata, quem viderint oculi tui”. Quante volte lo abbiamo letto, e come diventa vero per noi che pellegriniamo abitualmente nei luoghi di Maria, proprio sotto lo sguardo della Madre buona, questa affermazione. La traduciamo così: “O quanto è beato, o Beata Vergine, colui sul quale si posano i tuoi occhi”. Oropa appare, nella sua solenne struttura in alta montagna, una reggia costruita dalla fede dei nostri padri, la reggia della Madre di Dio. A differenza però dei palazzi dei potenti, qui sono accolti innanzitutto gli umili e i poveri che da Dio sono innalzati e che qui, presso la Madre, sono ospitati, accolti, accuditi e rinfrancati per i passi di questa vita, per il pellegrinaggio terreno.
Questa casa, durante la seconda guerra mondiale, è stata il rifugio e la salvezza dell’Oftal.
La tradizione fa risalire questo luogo santo al IV sec. dopo Cristo e, sempre secondo la tradizione, sarebbe stato fondato dal primo Vescovo di Vercelli e del Piemonte, S. Eusebio, cagliaritano di nascita, appartenente al clero di Roma e inviato dal Papa ad evangelizzare le terre pedemontane. Il Santo avrebbe sostituito gli antichi culti pagani dedicati alle divinità femminili celtiche, con l’onore alla Madre di Dio. Egli, assertore della divinità e dell’umanità di Cristo, dovette subire la persecuzione da parte dell’eresia ariana e, per questo motivo, venne esiliato a Scitopoli, in Galilea, per nove anni vessato in ogni modo. Per il suo amore alla Madonna ci aiuta nella nostra testimonianza di pellegrinaggio, di vita cristiana e di attenzione ai sofferenti.
Di S. Eusebio potremmo definire le tappe della sua vita in questo modo: il Cenobio, la strada, il Monte.
Per quanto riguarda il Cenobio, S. Eusebio fu il primo in Occidente a promuovere la vita comunitaria del clero, privilegiando lo studio, la preghiera comunitaria e l’evangelizzazione delle campagne, quest’ultima non con la distruzione dei luoghi non cristiani, ma con la dolcezza della testimonianza e la carità pastorale di cui lo sguardo materno di Maria è riferimento sicuro.
La Strada ci richiama il suo viaggio verso l’esilio in Palestina rinchiuso, dai suoi aguzzini, in una gabbia. Anche in questo viaggio di dura prigionia il Santo dà comunque testimonianza di perdono e di carità. Emblematica, a tale proposito, è la lettera scritta ai cristiani della sua Chiesa dal luogo dell’esilio dove, la sintesi, viene espressa dall’invito a custodire la fede e a conservare la concordia.
Il Monte è il Monte Santo di Maria, il luogo del silenzio e del raccoglimento, dello stare con la Madre della Divina Grazia e da lei lasciarsi guardare e condurre al Figlio. Per il Santo i Monti di Maria sono Oropa e Crea. Dal Monte Santo di Crea, altro luogo Mariano antico del Piemonte, Eusebio traduce per i suoi cristiani in lingua latina, per dare a loro il nutrimento della Parola, il testo dei Vangeli, la copia di questo antico e prezioso testo si trova nella biblioteca capitolare della Cattedrale di Vercelli.
La testimonianza del Santo e i luoghi da lui frequentati sono uno stimolo attuale per ricevere, attraverso l’intercessione materna di Maria, i beni spirituali di cui necessitiamo.